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Santa Marina Vergine Patrona di Polistena

Benvenuti nella vecchia versione del sito dedicato a Santa Marina Vergine di Bitinia, Patrona di Polistena (RC).

Ogni anno, nella prima domenica di agosto, in questa splendida cittadina viene celebrata una suggestiva Processione con la Teoria dei Santi venerati nella nostra Città di 26 statue. Per il suo genere tale processione è tra le poche (una decina circa) in Italia.

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Santa Teresa d'Avila - Chiesa del SS. Rosario Stampa  

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Santa Teresa nacque ad Avila, vicino Madrid. I suoi profondi e religiosi ideali riguardo santi e martiri le furono trasmessi fin da quando era bambina dal padre, il cavaliere Alonso Sánchez de Cepeda, e specialmente dalla madre, Beatrice d'Avila y Ahumada. Teresa era molto affascinata dalle biografie dei santi e da ragazza scappò molte volte di casa, finché, nel 1534, lasciò di nascosto la sua famiglia ed entrò nel monastero dell'Incarnazione delle monache carmelitane ad Avila.

 

In convento soffrì per molte malattie, ma ben presto riuscì a trovare in queste sofferenze una fonte di estasi spirituale, anche grazie all'uso di un suo libro di preghiera, l'Abecedario spirituale, il terzo della collezione dell'Alfabeto spirituale (pubblicato in sei parti tra il 1537 e il 1554). Questo lavoro, che segue l'esempio di numerosi scritti medievali, era una sorta di "guida" per l'analisi della coscienza, per l'autoconcentrazione spirituale e per la contemplazione interiore. Accanto a questo, Teresa si servì di altri volumi mistici, come il Tractatus de oratione et meditatione" di san Pieto d'Alcantara e, forse, degli Esercitia di Ignazio di Loyola.

 

L'opinione di molti suoi amici, secondo cui nelle esperienze considerate "soprannaturali" di Teresa c'era un qualcosa di malefico nonché diabolico, la spinsero a pesanti autotorture e mortificazioni, finché Francesco Borgia, col quale Teresa si era confessata, la spinse a fermarsi. Nel giorno di San Pietro del 1559 divenne fermamente convinta che Gesù Cristo le si presentava in forma corporea, sebbene invisibile. Questa visione durò ininterrottamente per quasi due anni. In un'altra visione un serafino trafiggeva il suo cuore con la punta acuminata di una lancia d'oro, che le causava dolore fisico e spirituale. Tutte queste sue sofferenze, sia spirituali che fisiche, sfociarono nel suo celebre motto: "Signore, lasciami soffrire o lasciami morire".

 

Fu proprio Pietro d'Alcantara a spingere Teresa a dare una forma visibile ai suoi impulsi interiori, tanto che ne divenne ben presto consigliere e guida spirituale. Teresa fu quindi convinta di fondare un monastero per suore carmelitane e di cancellare la trascuratezza che trovò nel monastero di Avila e in altri che visitò. A darle i fondi fu Guimara de Olloa, una donna molto benestante, nonché amica di Teresa.

 

L'assoluta povertà del nuovo monastero, fondato nel 1562 ed intitolato a San Giuseppe, suscitò dapprima un grande scandalo tra i cittadini e le autorità di Avila, e la piccola cappella corse il pericolo di essere demolita, ma ciò fu impedito da alcuni potenti, tra cui lo stesso vescovo.

 

Nel marzo del 1563, quando Teresa si trasferì nel nuovo convento, raccolse in una "Costituzione" i suoi fondamentali principi di povertà assoluta e di rinuncia alla proprietà. Il suo piano prevedeva la ripresa delle ferree regole originarie, con l'integrazione di nuove regole, quali le tre discipline della cerimonia di flagellazione per ricevere grazia divina ogni settimana. Teresa stabilì inoltre che le suore dovevano camminare scalze, oppure sostituire le scarpe con sandali di legno o di cuoio. Per i primi cinque anni, Teresa rimase in isolamento, dedicandosi completamente alla scrittura.

 

Nel 1567 Teresa ricevette da Rubeo di Ravenna, capo dell'Ordine Carmelitano, l'autorizzazione per fondare nuove case del suo ordine, grazie alla quale visitò ben presto tutte le province spagnole. Di questi viaggi Teresa parla nel Libro delle Fondazioni.

 

Grazie all'autorizzazione, Teresa poteva costruire due conventi per uomini che avrebbero accettato le sue riforme, e in questo fu aiutata da Giovanni della Croce e da Antonio di Gesù. Così fondarono il primo convento di Carmelitani scalzi nel novembre del 1568 a Duruello. Un altro amico di Teresa, Geronimo Grecian, le diede aiuto nel fondare altri conventi, mentre Giovanni della Croce, con la sua attività di maestro e di predicatore, promuoveva la vita interna del movimento.

 

Nel 1576 cominciò una serie di persecuzioni da parte dell'antico ordine carmelitano nei confronti di Teresa, dei suoi amici e delle sue riforme. Teresa, oltre a non poter più fondare nuovi conventi, fu costretta a scegliere una sede fissa in cui risiedere, e scelse il convento di Toledo, mentre i suoi amici e i suoi sostenitori provarono sofferenze molto più grandi.

 

Finalmente, dopo diversi anni le sue lettere di difesa mandate a re Filippo II di Spagna le assicurarono il perdono. Nel 1579 i processi dell'Inquisizione contro di lei e i suoi amici decaddero, e l'estensione della sua riforma fu pesantemente corretta. Negli ultimi tre anni della sua vita, Teresa fondò altri tre conventi. La sua ultima malattia la colpì mentre era in viaggio da Burgos ad Alma de Tormes, dove morì nella notte tra il 4 e il 15 ottobre 1582.

 

É stata beatificata il 24 aprile 1614 da papa Paolo V e santificata il 12 marzo 1622 da papa Gregori XV. La festa liturgica ricorre il 15 ottobre. Teresa d'Avila è considerata protettrice delle persone malate nel corpo, dei cordai, degli orfani, delle persone in cerca di grazia, delle persone degli ordini religiosi, delle persone ridicolizzate per la loro pietà e patrona della Croazia e della Spagna.

 

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