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Santa Marina Vergine Patrona di Polistena

Benvenuti nella vecchia versione del sito dedicato a Santa Marina Vergine di Bitinia, Patrona di Polistena (RC).

Ogni anno, nella prima domenica di agosto, in questa splendida cittadina viene celebrata una suggestiva Processione con la Teoria dei Santi venerati nella nostra Città di 26 statue. Per il suo genere tale processione è tra le poche (una decina circa) in Italia.

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Santa Fara - Chiesa del SS. Rosario Stampa  

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Santa Fara nacque nel villaggio di Pipimisicum (oggi Poincy, presso Meaux) dal conte Cagnerico e da Leodegonda.

Il padre di Fara, Cagnerico era un conte che godeva della protezione del re. La sua fede era quella tipica dei barbari convertiti in quei tempi alla fede in Cristo. Sua moglie Leodegonda, invece, pare fosse dotata di un più robusto spirito cristiano. Egli aveva quattro figli: Cagnoaldo, Farone, Fara (o Burgundofara) e Agnetrude. Alcune fonti riportano un ulteriore fratello, chiamato Agnulfo. Cagnoaldo era un religioso al seguito di San Colombano e Farone fu, poi, vescovo della diocesi di Meaux. San Colombano, fondatore di Luxeil, scacciato dal suo monastero dalla regina Brunehaut, si recò in Austrasia presso il re Teodeberto II e si fermò a Meaux nella villa di Pipimisicum presso il leudo Cagnerico. Qui l'Abate fu accolto, dal padre di Fara, con la più cordiale ospitalità. Così la piccola conobbe San Colombano. Un giorno andò da lui recando in mano spighe di grano raccolte di fresco e fuori di stagione, come riportato anche da Padre Carcat.

Colombano la fissò compiaciuto e, leggendo bene tale segno, le rivolse queste parole: "Mia cara bambina, tu hai scelto la miglior parte; il grano sarà per te". Poi soggiunse: "Il frumento rappresenta nostro Signore Gesù Cristo, che è stato gettato nel mondo come chicco di grano, e che, dopo essere stato triturato e macinato dai dolori della passione, ha reso per nostra salvezza dei frutti ammirabili ai quali voi avete partecipato già col Battesimo, ma che riceverete con maggiore abbondanza, se corrisponderete al Suo amore per voi". Gli rispose allora la giovane contessa Fara: "Indicatemi, Padre mio, vi prego, il luogo dove troverò questo Divino Maestro, affinché possa servirlo", per poi concludere: "è lui forse che si mostra qualche volta a me di notte, talora sotto forma di fanciullo d'una radiosa bellezza che mi fa dei sorrisi amabilissimi, talora sotto quella di un uomo pieno di maestà, ma lacerato da colpi di frusta, coronato di spine, inchiodato a una croce, e accompagnato dalla Santa Madre; talvolta ancora risplendente di gloria e tutto circondato di luce?". San Colombano non poté far altro che ammirare le meraviglie della grazia presenti nella piccola consigliandole di meditare spesso la Passione di Gesù Cristo.


Andando via, nel benedire la famiglia, trasse in disparte Farone e Burgundofara, consacrandoli entrambi al Signore, manifestando il suo spirito profetico. Non avrebbe più visto quella casa ospitale, ma nella fanciulla, che aveva benedetta, lasciava il suo spirito.


Ma, divenuta adulta, il padre, incurante della promessa fatta al santo, pensò di farla sposare. Ma Fara si ammalò e rimase in tale stato finché Eustasio, succeduto a Colombano nella direzione del monastero di Luxeuil, rivelò a Cagnerico che, lasciata libera di consacrarsi a Dio, ella sarebbe guarita. Il padre promise e la giovane riebbe la salute. Promise, ma non mantenne. Burgundofara, allora, accortasi che si cominciava a riparlare di nozze, abbandonò la casa paterna e si rifugiò, con un'amica fedele, presso la chiesa di S. Pietro. Scoperta, pregata di ritornare in famiglia, minacciata di morte se avesse rifiutato, non recedette dalla decisione presa. Eustasio, informato di ciò che stava accadendo, intervenne: ammonito severamente Cagnerico, impose il velo alla fanciulla.


Burgundofara, più tardi, ricevuto in eredità dal padre un terreno tra due fiumi, vi fondò il monastero di Evoriacum (Faremoutiers), di cui fu badessa per quarant'anni. Il cenobio, cui sorse accanto la chiesa consacrata alla Vergine e ai SS. Pietro e Paolo, divenne ben presto centro di fervida vita spirituale: prima fu adottata la regola di San Colombano, poi quella benedettina.


Morì il giorno 7 dicembre del 658 (Altri credono che la morte sia avvenuta il 3 aprile del 655, ma la data assegnata per la sua festa, indicata anche dal Martirologio romano, è quella del 7 dicembre). Le sue esequie, curate dal fratello Farone, furono solenni, tanto che vi intervenne il vescovo di Parigi. Fara fu sepolta in una tomba di pietra, fatta preparare da lei stessa. Dopo quarant'anni fu fatta la ricognizione del suo corpo, alla presenza di molti fedeli e vari vescovi. Le sue reliquie furono deposte in un ricco reliquiario. La devozione verso la Santa andò diffondendosi sempre più e molti miracoli furono operati per sua intercessione. Santa Fara è invocata specialmente contro i mali degli occhi.

 

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