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Santa Marina Vergine Patrona di Polistena

Benvenuti nella vecchia versione del sito dedicato a Santa Marina Vergine di Bitinia, Patrona di Polistena (RC).

Ogni anno, nella prima domenica di agosto, in questa splendida cittadina viene celebrata una suggestiva Processione con la Teoria dei Santi venerati nella nostra Città di 26 statue. Per il suo genere tale processione è tra le poche (una decina circa) in Italia.

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San Pio da Pietrelcina - Chiesa della SS. Immacolata Stampa  

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San Pio nacque a Pietrelcina, un piccolo comune alle porte di Benevento, il 25 maggio 1887 da Grazio Forgione e Maria Giuseppa De Nunzio e il giorno dopo, alla’alba fu battezzato.


A 15 anni, il 22 gennaio 1903, entrò nel noviziato a Morcone assumendo il nome di "fra' Pio"; concluso l'anno del noviziato, formulò i voti semplici il 22 gennaio del 1904; il 27 gennaio 1907 formulò la professione dei voti solenni, legandosi così all'ordine vita natural durante. Seguì studi classici e di filosofia. Fu ordinato sacerdote il 10 agosto 1910 nel Duomo di Benevento.


Di salute cagionevole, nel 1915 fu velocemente mandato in licenza dall'appena iniziato servizio militare (lo avrebbero definitivamente riformato tre anni più tardi, dopo sporadici rientri in servizio). Nel frattempo, per gli stessi motivi, girò fra diversi istituti religiosi della diocesi, in cerca di luoghi adatti alle sue condizioni, sino ad incontrare San Giovanni Rotondo, sul Gargano. Qui, dopo una breve trasferta romana per assistere ai voti della sorella divenuta suora, venne ricoverato per gravi problemi polmonari e dopo la dimissione non avrebbe più lasciato quel convento.


Nell'agosto del 1918 ebbe le prime visioni di un personaggio che lo trafiggeva con una lancia, lasciandogli una ferita costantemente aperta (trasverberazione). Poco tempo dopo, a seguito di un'altra visione, apparvero le stigmate, piaghe sanguinolente alle mani, ai piedi ed al costato, che richiamavano le lesioni del Cristo morto sulla croce. Allo stesso tempo, la sua persona cominciò ad emanare, si disse, un curioso profumo di gelsomino.


Non è inappropriato dire che la notizia fece il giro del Mondo e che repentinamente San Giovanni Rotondo fu invasa da una moltitudine di persone che, nella forma di un vero e proprio pellegrinaggio, la raggiungevano nella speranza (ma è corretto ammettere che per molti si trattava proprio di fede) di ottenerne sanificazione dei rispettivi guasti del corpo e dell'anima; inizialmente, va registrato, oltre ad una certa curiosità (sia pure, se ci si passa il bisticcio, di buona fede) per un fenomeno di intrigante valenza mistica che sollecitava la voglia di conoscere, a muovere i fedeli era l'interessamento supplice, che si volgeva tendenzialmente più alle misteriose stigmate, nelle quali taluno vedeva un arcano segno di presenza divina, che non all'uomo che le portava.


Dopo pochissimo tempo, qualcuno fra questi devoti guarì (o se ne presunse la guarigione) e presto il religioso fu popolarmente identificato, attraverso una sorta di passa-parola (che poi avrebbe assunto le dimensioni di una vera tradizione orale), come una persona capace di intercedere presso la divinità per concedere grazie fisiche o spirituali. Nacque il neologismo della "stimmatizzazione" e la località dovette cominciare ad attrezzarsi per l'accoglienza di un numero di visitatori impressionante.


La situazione divenne perciò alquanto imbarazzante per la Chiesa, che aveva già ottenuto un inconcludente rapporto dal Padre Generale dei Cappuccini, il quale a sua volta aveva inviato in ricognizione (discreta, ma non troppo) il dottor Giorgio Festa. Il Festa, che poi avrebbe scritto un libro da taluni definito entusiastico (o, con facile ironia "festoso"), propese per la soprannaturalità del fenomeno, ma proprio il suo entusiasmo, in quella fase, fece dubitare della sua credibilità.


Roma non aveva nozione di cosa stesse realmente accadendo, né ne aveva di cosa stesse muovendo folle verso quello sperduto convento di una zona povera. E del resto occorre riconoscere che, dall'esterno, le scarne informazioni ricevute ben si prestavano ad alimentare naturali sospetti, o meglio il timore, che potesse trattarsi di qualche furbesca macchinazione, di fatto sommovente interessi economici, eventualmente perpetrata sfruttando il nome della Chiesa e la tonaca. In più, talune voci maliziose facevano pervenire strane comunicazioni alla diocesi, "segnalando" circostanze inquietanti (v.oltre).


Si commissionarono perciò diverse indagini, molte delle quali condotte in incognito.


Nel 1920 Padre Agostino Gemelli, che era prete, medico e psicologo, ricevette l'incarico dal Sant'Uffizio (allora retto dal Mons. Peroni) di compiere una "ricerca", ovvero un'inchiesta, su Padre Pio da Pietrelcina e sui frati cappuccini di San Giovanni Rotondo. "Sono stato incaricato a suo tempo - ebbe a scrivere il Gemelli - di una ricerca da parte dell'Autorità Ecclesiastica..." (Carteggio con padre Martindale - 1952). Il Segretario del S. Uffizio, chiamato in causa per via dei sospetti su presunte attività scandalose del cappuccino, scelse il Gemelli, è dato supporre, sia per le sue conoscenze scientifiche di altissimo livello, sia per i suoi studi specialistici sui "fenomeni mistici", che egli aveva condotti sin dal 1913. Era dunque un autorevolissimo analista di fenomeni del tipo di quelli attribuiti al frate e si decise di inviarlo dopo i risultati non soddisfacenti dell'indagine già compiuta da altri inviati.


Altri due medici cattolici (laici) inviati qualche tempo prima, il professor Luigi Romanelli ed il professor Amico Bignami, si erano limitati ad affermare l'apparente inspiegabilità su base scientifica dei fatti indicati come miracolistici; il Gemelli volle invece esprimersi compiutamente in merito e volle incontrare il frate, nonostante una malcelata ritrosia di questi. Padre Pio, infatti, mostrò nei confronti del nuovo investigatore un atteggiamento di netta chiusura, non alleviando le polemiche, nonostante l'approccio iniziale del messo vaticano fosse stato di buona apertura sul piano personale.
Dopo un rude colloquio con Padre Pio, che a detta dei devoti aveva sì modi bruschi, ma era anche fondamentalmente un uomo cordiale, il Gemelli richiese di poter esaminare scientificamente (da medico) le stigmate. Il frate, supportato dai suoi superiori, condizionò l'esame ad un permesso da richiedersi per via gerarchica, disconoscendo le credenziali dell'interlocutore, che comunque era in missione ufficiale. Questi, irritato e offeso, abbandonò il frate, che si dice venisse immediatamente dopo invaso da strani fenomeni corporali.


Il Gemelli avrebbe a breve definito "di natura isterica" i fenomeni che Padre Pio manifestava con le stigmate e più brevemente lo chiamò "psicopatico, autolesionista ed imbroglione"; i suoi giudizi, che come si è visto non potevano contare su un esame clinico rifiutatogli, avrebbero purtuttavia pesantemente condizionato per l'autorevolezza della fonte la vicenda del frate. Nel 1922, peraltro, morì il papa Benedetto XV e fu eletto Pio XI, Papa Ratti, fraterno amico del Gemelli.


La vicenda di Padre Pio fu sempre accompagnata da un lato da manifestazioni di fede ineguagliate per la loro intensità, e dall'altro da sospetti più o meno interessati e sinceri.


La radicale ragione di sospetto si alimentava della crescente positivizzazione del Novecento, sempre più scientifico e sempre meno mistico, e per questo clima così "razionalizzato" un evento tanto singolare quanto la "stimmatizzazione" era effettivamente alquanto arduo da accettare. Ben diverso era ed è il punto di vista dei fedeli.


Di Padre Pio si sospettava innanzitutto una motivazione volta a procacciare un risultato economico (ancorché indiretto) da donazioni e lasciti attraverso una mitizzazione della persona. Questo sospetto fu (invero, solo in parte) attenuato quando il frate lasciò la Chiesa di Roma sua erede universale. Parimenti, i flussi di denaro riguardanti le iniziative culminate nella costruzione delle strutture ospedaliere, furono oggetto di illazioni e di scontro con le gerarchie ecclesiastiche.


Sulla base di altre illazioni e presunte delazioni, comunque, si investigò su presunti "accarezzamenti" di giovani donne, di alcune delle quali era padre spirituale. Allo stesso modo si indagò con imponente spiegamento di forze su presunti acquisti di costosi profumi (cui forse poter attribuire la misteriosa fragranza delle sue carni) e di probabilmente viziosi "letti a molle".


Il confessionale di Padre Pio fu segretamente violato da un microfono nascosto, ciò che alimentò polemiche che seppur asperrime, non raggiunsero la gravità dell'accaduto.


Il 9 gennaio 1940 iniziò la costruzione di Casa Sollievo della Sofferenza, un grande ospedale che fu inaugurato il 5 maggio 1956.


Il 23 settembre 1968 alle 2.30 del mattino morì all'età di 81 anni, dopo che il giorno prima alle 5.30 del mattino aveva celebrato la sua ultima Messa.

 

Santa Chiara Santa Veneranda San Pio da Pietrelcina
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